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CANNIBAL HOLOCAUST
In quale modo lo spettatore può affacciarsi alla visione di questa pellicola stando comodamente seduto sulla cornice narrativa?in nessun modo probabilmente, perchè Cannibal Holocaust ci sta stretto in questa cornice, trabocca e risucchia ogni tentativo di esame critico...la libertà d'interpretazione coincide istintivamente con la libertà d'espressione...stupra le menti. Il telaio narrativo del Decamerone viene soppresso automaticamente, così come il più plausibile intento di marketing; lo spettatore e il suo diritto di esegesi fanno la stessa fine dei 4 esploratori... Eppure la sua notorietà non può avvalersi solamente di un disfacimento moralista, le cause possono essere attribuite all'inconfutabile abilità tecnico-registica di Ruggero Deodato, ad una capacità interpretativa assolutamente credibile e ad uno stile documentaristico fedele alla realtà; dimostrando in questo modo che l'espressione artistica si annida anche nelle realizzazioni più impensabili...
E quello che oggi diventa cult per semplici trascorsi di censura, può certamente avvalersi di motivazioni più fondate per elemosinare un po' di autorità. Appoggiare lo sguardo su mutilazioni e uccisioni di animali in diretta, ci suggerisce ottusamente la definizione di snuff-movies, apportando la stessa mutilazione al modo di percepire la pellicola... Cannibal Holocaust è senza ombra di dubbio uno dei film più cruenti della storia del cinema, ma non per questo deve essere condannato e relegato nelle grinfie della censura; perchè in fondo, sono cavilli etici di vecchia data quelli che cercano di privare il pubblico della riflessione efficace che Cannibal Holocaust può offrire. Quali attenuanti può avere un'ostilità morale che cala il sipario su una realtà che ci circonda?una preoccupazione per l'incolumità mentale pubblica?o un dissenso per l'impiego di animali veri per la realizzazzione di scene di tortura?giustificazioni di natura ordinaria...forse anche un po' bigotte e celebrativamente ipocrite, ma facilmente condivisibili...quindi tralasciamo questo aspetto che travisa ogni alta prospettiva e riversiamo la riflessione sul contenuto tematico e visivo.
Un gruppo di documentaristi si avventura nel Sud America per effettuare degli studi sulle popolazioni antropofaghe, la causa della loro sparizione verrà svelata solo dal ritrovamento di una vhs rinvenuta nella jungla, la quale mostra le vicende della spedizione e il suo tragico epilogo con la straziante scena del pasto cannibale... durante la ricognizione filmata, il gruppo ha un approccio con la civiltà-scenario, involuzionistico; somatizza uno stile di vita che agisce su esso; avviando una sorta di climax ascendente di situazioni paradossali, crimini che rapportati a quel mondo possono apparire innoqui, ma che in realtà, nella loro assoluta mancanza di causalità e l'unico intento di rendere un documentario appetibile, acquistano proporzioni terrificanti dal punto di vista etico... purtroppo l'esito della spedizione non darà i suoi frutti, i ricercatori finiranno negli stomaci delle tribù cannibali; spostando la prospettiva della questione... trasformatisi in materiale da documentario, le vicende dei quattro ricercatori, passeranno nelle mani di un emittente televisiva, che apporterà al suo pubblico lo stesso devastante processo involuzionistico che avevano subito i membri della spedizione.
Attraverso questa rappresentazione ciclica, si ottiene un intorpidimento della sensibilità...sensibilità esistente solo nel rifiuto fittizio degli istinti primordiali. L'assoluta incredulità sostenuta dalle immagini del film, conduce la mente dello spettatore ad un'analisi post visione che trascende dal riduttivo ripudio percettivo, per avvalersi della più inscindibile consapevolezza che ci trasmette l'angoscia....concetto che, per la sua efficace autenticità, verrà ripreso 20 anni più tardi dal celebre The Blair Witch Project; che si avvarrà anche della medesima struttura narrativa, o meno eufemisticamente: escamotages commerciale...
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